PRITZKER 2017 ALLO STUDIO RCR

I primi mesi dell’anno sembrano sempre essere il momento in cui tutti danno il proprio meglio, sperando di vedere riconosciuti i propri meriti: le Fashion Week, i Golden Globes, la notte degli Oscar… e poi, il 1 di Marzo, viene proclamato il vincitore del Premio Pritzker.

Chiamato anche “Il Nobel dell’Architettura”, è considerato il riconoscimento più importante per la carriera di un architetto le cui opere abbiano dimostrato una combinazione di vision e impegno, dando contributi significativi e coerenti all’umanità e all’ambiente urbano.

I vincitori del premio Pritzker 2017 sono  stati i designer dello studio catalano RCRRafael Aranda, Carme Pigem e Ramon Villalta — per il lavoro svolto congiuntamente per tre decenni, con una devozione quasi religiosa. E’ stata la prima volta in assoluto in cui questo premio è stato assegnato ad un trio, a sottolineare la componente collaborativa di questa professione, e, inoltre, il secondo premio Pritzker per la Spagna.

“Non crediamo nei confini e nemmeno nella purezza “

Alcuni maestri moderni hanno scoperto che viaggiare per il Mondo porta a riscoprire le proprie radici. RCR sostiene l’opposto: le radici sono essenziali per imparare a volare. Non è semplice comprendere questo concetto di architettura fatto di haute couture, radici locali e ambizioni universali, nel contesto di una piccola città di 34,000 abitanti come Girona, incastonata tra i rilievi montuosi dei Pirenei.

” Quando si vive in una cittadina bisogna essere chiari su cosa porta alla luce quello che costruisci. Lo scopri tutti i giorni. Diventa la tua coscienza. “

Sebbene i membri di RCR sostengano che esista un solo tipo di Architettura, quella che contribuisce al benessere psico-fisico degli individui, in un’epoca in cui questa disciplina è fortemente divisa tra l’ essere post-iconica o accettare gli edifici come un fondo di investimento, essi difendono un principio classico: la bellezza, essenziale per tutto nella vita. Hanno preservato dall’ “urban fashion” questa piccola cittadina nei pressi di Girona, Olot. Una zona il cui paesaggio è dominato da cime vulcaniche e meravigliose montagne. Questo panorama ha molta influenza sulle creazioni dello studio RCR. Infatti lo spazio, la luce e l’aspetto scenografico sono componenti fondamentali dei loro edifici, che stabiliscono una presenza chiara nell’ ambiente. Essi interagiscono con il contesto naturale o artificiale come sculture astratte che “tagliano” lo spazio. La loro speciale attenzione all’ambiente li ha potati ad essere consiglieri del Parco Naturale della Zona Vulcanica della Garrotxa.

Dopo questa presentazione assolutamente meritata, vorremmo congratularci con loro ricordando quello che è stato il loro lavoro, dagli istituti culturali a edifici residenziali, passando per spazi scolastici e pubblici, e il loro primo progetto costruito: Casa Margarida, 1988-1992. Si tratta di una villa costruita come residenza principale a Olot.

Il design è definito dalla particolare location e dal tipo di costruzioni ispirate dai dintorni. Il luogo si caratterizza per due fattori principali: prima di tutto l’orientamento e in secondo luogo l’inclinazione ripida della strada. L’architettura è semplice ed essenziale, e fa ricorso ad un insieme limitato di forme, elementi e materiali.

Il gusto per la semplicità domina la composizione, e la ricchezza del design si svela nel modo in cui gli spazi sono interconnessi. Le forme strutturali sono definite chiaramente e tutti i dettagli architettonici sono eseguiti in maniera magistrale.

L’attenzione per la luce, con la costante sovrapposizione di diversi strati che filtrano i raggi luminosi creando una sottile interconnessione tra lo spazio interno e quello esterno, si ripete in tutta la casa.

L’ampia vetrata apre completamente la casa verso  il giardino e la vista circostante, mentre le finestre più piccole formano aperture geometricamente incorniciate dal prato, da un albero o qualche altro elemento. RCR pone la stessa cura con la quale hanno studiato il design della casa nell’ assicurarsi che lo spazio esterno risulti visivamente come un’estensione degli spazi interni.

E voi, in quale delle loro opere vorreste perdervi?

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