SEBASTIÁN ERRÁZURIZ PER AUDEMARS PIGUET
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The Three F: Sebastián Errázuriz, designer industriale. Mi parli un po’ di te, del tuo background, della tua infanzia… Cosa ti ha influenzato maggiormente e cosa ha successivamente influito nella tua carriera?

Sebastián Errázuriz: Sono un cileno cresciuto a Londra, con un padre che ha fatto il dottorato di ricerca con una tesi sull’educazione attraverso le arti. Ancora oggi, in Cile, i bambini dai 5 anni fino agli studenti di 18 studiano l’arte attraverso un programma che lui ha sviluppato.

Già dall’età di 5 anni non solo pretendeva che conoscessi ogni singolo artista ma che fossi anche in grado di criticare e capire ciò che il pittore o il maestro aveva cercato di comunicare.

Questo suo approccio mi è stato molto utile non solo perché sin da un’età molto giovane ho imparato a conoscere i principali artisti e le arti più importanti, ma anche perché ciò mi ha permesso di capire come vedere le cose.

Solo dopo molto tempo ho avuto la possibilità di aiutare mio padre a preparare le sue lezioni universitarie.

Già a 18 anni il mio più grande sogno era quello di diventare artista ma, nonostante fossi già a conoscenza della maggior parte dei contenuti che avrei studiato in università, non mi sentivo assolutamente degno di intraprendere questo tipo di carriera.

A casa nostra gli artisti sono visti come dei e io non mi sentivo di farne parte.

Studiare design mi ha dato la possibilità di lavorare a progetti che non parlassero strettamente di me e del mio modo di essere: si parlava infatti di problemi da risolvere, tecniche costruttive, tecnologie, strutture.

Dopo la laurea in Industrial Design ho però iniziato a sentire nuovamente il bisogno di riconnettermi al mondo dell’arte così da potermi sentire emozionalmente e intellettualmente soddisfatto. Da quel momento in poi c’è chi mi ha iniziato a considerare un designer e chi ha iniziato a definirmi un artista.

Oggi ho capito che il design è composto da un gradiente di diverse discipline: dal bianco al nero, con la scala di grigi nel mezzo. Questa è la definizione più difficile da capire perché non siamo al 100% una cosa o al 100% un’altra, siamo più complessi.

Ciò che mi interessa è incorporare elementi funzionali dal design all’arte – pensare un design che non sia solo funzionale, ma anche esistenziale, scultoreo, psicologico, concettuale.

Voglio che le persone guardino il mio lavoro da un punto di vista più complesso e personale e che lo vedano come uno specchio che ti invita a guardare fino in fondo.

TTF: Audemars Piguet è partner di ArtBasel dal 2013 e, ogni anno, promuove un artista.

Come ti senti ad essere stato scelto per l’edizione 2016?

SE: E’ per me un grande onore collaborare con Audermars Piguet: un brand diverso da tutti gli altri, unico. Loro sono i veri maestri dell’orologeria.

Hai mai sentito un tuo amico esprimere il desiderio di diventare watch-maker? E’ una cosa estremamente insolita.

Vedo infatti il mondo dell’orologeria come un’antica tribù che custodisce gelosamente le sue tecniche e il suo modo di lavorare. E’ in questo che AP costudisce la sua purezza e la sua bellezza, è ciò che lo rende un marchio unico.

Acanto però alla tradizione non bisogna dimenticare la ricchezza tecnologica che mi fa immediatamente pensare ad un’evoluzione darwiniana a scala ridotta dove ogni nuova generazione apporta piccoli ma continui miglioramenti.

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Allo stesso tempo non va dimenticato che si tratta di un business familiare. Ciò significa anche non basarsi solo esclusivamente sui numeri, ma di lasciare spazio ad altro. Pensiamo agli investimenti del brand nel design, investimenti che magari non hanno un ritorno economico immediato ma che concorrono a formare la sua filosofia. E’ bellissimo vedere un marchio lasciare così tanto spazio alla creatività e incoraggiarne lo sviluppo.

Sono immensamente grato ad AP per questo.

TTF: Qual è la differenza tra Arte e Design? Qual è il limite?

SE: Hai fratelli o sorelle? Spesso capita che i genitori influenzino i propri figli a sviluppare un determinato tipo di talento o di interesse piuttosto che un altro ma, allo stesso tempo, i bambini, mentre assimilano queste informazioni, formano autonomamente la propria personalità. In parte, l’arte e il design sono un po’ come questi bambini: sono insegnati e tramandati ma allo stesso tempo vengono poi sviluppati in modo assolutamente arbitrario.

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Pensa poi sempre a questi fratelli e al modo di influenzarsi che avranno l’uno nei confronti dell’altro.

Oggi è fondamentale imparare gli uni dagli altri.

Se fai un giro per la fiera, la maggior parte delle opere più importanti sono facilmente riconoscibili. Ciò rappresenta il momento nel quale l’arte diventa design dal momento che non si promuovono più i suoi requisiti, ma che si stanno facendo opere che emulano l’arte, che sono in linea con il suo linguaggio ma che contemporaneamente non vanno otre le sue barriere e che non scoprono nulla di nuovo. E questo procedimento è identico a quanto accade nel design: un sedia porta a una sedia, un tavolo ad un tavolo.

L’arte deve avere invece il compito di rompere le regole e le consuetudini all’interno di un percorso apparentemente già definito.

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TTF: Il tuo approccio combina tradizione e nuove tecnologie all’attenzione di Audemars Piguet nei dettagli. Com’è stato disegnare una lounge per loro?

SE: Tutto è una sfida, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto tecnologico del progetto.

La sfida più grande è stata realizzare ciò che alla fine è nascosto. Pensate, per esempio, agli orologi alle nostre spalle: hanno una valore che supera i $ 700.000. Immaginate quindi gli impliciti requisiti di sicurezza: vetri antiproiettile, approvazioni da parte dell’assicurazione, videosorveglianza, sistemi per evitare la vibrazione degli orologi, il tutto unito alla necessità di non offuscare la vista degli orologi e delle pietre preziose.

Un lavoro enorme ma completamente nascosto.

Anche questi tavoli, dal peso non indifferente, hanno necessitato di un pavimento rinforzato.

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Pensa poi al fatto che tutti gli elementi sono stati pensati per il trasporto, all’effetto dell’acrilico con il vetro illuminato, all’insonorizzazione data dalle stalattiti in schiuma per facilitare l’ascolto del movimento degli orologi. Ogni dettaglio è stato studiato a fondo.

TTF: Le formazioni di ghiaccio così come gli inverni nevosi della Valléè de Joux sono stati altri spunti fondamentali. Mi racconti la tua visione del ciclo dell’acqua come metafora del tempo?

SE: la valle di Le Brassus è davvero piccola e molto stretta. La prima sensazione che ti suscita è quella dell’isolamento, soprattutto nel periodo invernale. In passato, gli abitanti di queste montagne si trovavano separati dal resto del monto per periodi molto lunghi, anche sei/otto mesi. Oggi nel peggiore dei casi capita di rimanere bloccati per una notte o al massimo per un giorno intero.

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Un grave limite che è stato però tramutato in opportunità e dove il lavoro rappresentava l’unica alternativa alla noia.

Storicamente poi il business del ghiaccio ha portato il treno a Le Brassus: anche la connessione con il resto del mondo è passata attraverso il ghiaccio.

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Il ghiaccio inoltre forma strutture, l’acqua si congela e si scongela e, una volta sciolto, cade al suolo sottoforma di gocce che ricordano il ticchettio di un orologio.

E’ molto importante riuscire a stabilire un collegamento tra le idee e la progettazione e il visitatore che andrà si troverà di fronte al progetto.

TTF: Mi parleresti di qualche altro progetto al quale stai lavorando ?

SE: Al momento sto lavorando a più di 40 progetti in parallelo passando da un jet privato a una saliera. Non posso dire molto di più ma posso però confessarti che immagino questo mio modo di lavorare come quei tornei di scacchi dove ci si trova a scontrarsi con numerosi giocatori diversi. Io aspiro a quello. Spero sempre di essere in grado di giocare a giochi diversi in una sola volta ma di ricordarmi sempre la mossa che ho fatto poco prima.

Alla mia morte spero di lasciare una sorta di mini enciclopedia Larousse delle mie opere.

Non voglio creare un mondo nuovo ma solo di immaginarlo in chiave diversa, questo voglio sia il motivo della mia esistenza.

TTF: Grazie mille.

SE: Grazie a voi.

Vi segnaliamo anche i contenuti di Audemars Piguet per ArtBasel su Instagram @AudemarsPiguetExperience.


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