INFINITY VILLA – ALBERTO CAMPO BAEZA

E’ difficile, se non impossibile, parlare del rapporto tra spazio e luce senza fare riferimento ad Alberto Campo Baeza. I suoi scritti, i suoi progetti e le sue opere ci offrono infatti un’importante spunto di riflessione sulla relazione tra luce e geometria.

Nato a Valladolid nel 1946, ancora bambino si trasferisce a Cadice, cittadina spagnola sulla costa atlantica dominata dal mare e dal sole.
Durante i successivi anni di studio presso la UPM di Madrid entra in contatto con alcuni tra i più celebri architetti spagnoli come Alejandro de la Sota, Junio Cano Lasso, Javier Carvajal, Rafael Aburto, Rafael Moneo e Francisco de Asís Cabrero, figure fondamentali nel suo percorso di formazione.

Campo Baeza esercita il lavoro di architetto sviluppando un rapporto quasi intimo con i suoi progetti e è dal 2014  membro effettivo presso l’Accademia Reale di Belle Arti di San Fernando di Spagna.

 photo 1.jpg

Se troppo spesso le architetture contemporanee presentano un sovrabbondanza nel disegno, Campo Baeza è riconoscibile per le sue linee pulite ed essenziali, dominate dall’orizzontalità.
Solidi estrusi a contrasto con contesti irregolari: questo “modus operandi” è diventato una costante nei suoi progetti.

“The first step is through our hands: producing the drawings, producing the planes, producing every single thing we produce with our hands. Without hands it would be difficult that an architect could barely move forward. Impossible.”

 photo 2.jpg

Il passato è servito da ispirazione per il progetto della Infinity Villa a Bolonia, luogo già celebre per la presenza dei resti di antiche tonnare romane.
Nonostante però alcuni riferimenti all’architettura antica, Campo Baeza ha coraggiosamente utilizzato un’estetica moderna per questa dimora sulla spiaggia che guarda verso l’Oceano Atlantico nel punto più a sud d’Europa.

 photo 3.jpg

Appoggiata su un solido basamento, la villa attinge dalle rovine classiche con chiari richiami al teatro e alle terme sia per quanto riguarda la distribuzione che la ricca abbondanza di travertino tagliato in blocchi con fughe profonde.
Al contrario dell’esterno che appare minimale e preciso, quasi austero, gli interni sono intimi: l’area comune al piano terra si apre su di un piano in travertino a diretto contatto con la spiaggia.

 photo 4.jpg  photo 5.jpg

Qui ci si chiede dove l’edificio finisce e dove inizia il cielo. Sul tetto infatti , dove il piano in travertino incontra l’orizzonte – se la luce è quella giusta – si capisce perché questa è la villa dell’Infinito: terrazza e cielo si uniscono dando l’impressione di un tetto senza fine.

La luce contrasta con l’accesso alla villa che avviene attraverso un ombroso corpo estruso poso davanti alla terrazza. Da qui, scavate all’interno della collina, si sviluppano le scale che conducono tanto ai vari livelli dell’abitazione quanto al tetto, che si trova a livello della strada.

 photo 6.jpg

“I am certain that Rembrandt and Mies would like our podium house, all podium, only podium”.

Alcuni paragonano questa casa ad un’acropoli greca: non solo luogo di incontro, secondo la mitologia, di uomini e dei ma luogo fatto per durare nel tempo e per rimanere per sempre nel cuore e nella mente degli uomini.


tags: , ,