Sì. Tropicalia. Cosa c’è dietro le stampe floreali, le palme e i frutti esotici?

Un vero e proprio revival degli anni ’60. Località: Brasile; un mix di cultura europea in una terra isolata da tendenze culturali tradizionali e concetti d’avanguardia che si manifesta come un tormento esistenziale tra amare e rinnegare il passato. In America Latina, questo nuovo flusso viene accolto come un arricchimento e non come richiamo ad una realtà a tratti inquietante che ha segnato un secolo di distruzione ambientale, pulizia etnica e imposizione culturale.

Negli stessi anni, a livello globale, si stava andando a sviluppare il movimento razionalista moderno, figlio prolifico della scuola Bauhaus. Ciò non stava però avvenendo parimenti nelle diverse latitudini. Mentre in Europa, questa avanguardia è portata avanti attraverso la rottura con il passato e il rifiuto dei valori stabiliti fino a quel momento; in Brasile non avviene nessuna frattura con l’esistente. Qui ciò che è nuovo è l’esistente unito allo spirito libertario e l’innovazione senza limiti. Sogni che già esistevano nella cultura brasiliana già prima dell’arrivo degli Europei.

Un clima politico agitato scuote la scena europea del momento quindi gli corrono ai ripari: l’esilio, nuove tendenze, il Sud America, il paradiso. In questo modo, l’incontro di un’ ‘aristocrazia’ intellettuale è avvenuta attraverso l’oceano: Lina Bo Bardi, Burle Max, Lucio Costa, Oscar Niemeyer, Portimani, Oswald de Andrade e Vinicius de Morais, tra gli altri, sono i responsabili della messa in circolazione della cultura brasiliana, che viene concepita da Lina Bo Bardi come “un villaggio rilassato non ancora contaminato da orgoglio e denaro“.

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Lina, brasiliana d’adozione, rappresenta un fulgido punto di incontro tra movimento moderno e spirito originario, che permette la creazione di un’identità brasiliana locale.

Il suo carattere riflessivo, curioso e sempre aperto alla sperimentazione, così come la sua visione tremendamente moderna, le hanno permesso di creare architetture immerse in un’atmosfera che freneticamente passa da reminiscenze di guerra ai suoni di uccelli.

Il suo focus consisteva nella promozione e nell’interesse delle maestranze locali che presentava con la stessa dignità che solitamente viene riservata all’elite artistica.
Allo stesso modo prestava grande attenzione ai materiali locali, preferendo quelli più poveri e grezzi.

Materie prime come rattan, bambù, canapa, mix di intrecci vegetali, sfumature di colore, argilla, barattoli, ceramiche, pizzi, legni naturali, sono ancora ciò che oggi ci richiama a quella cultura.
Il loro utilizzo in un progetto non va esclusivamente inteso per richiamare una dimensione di pace e tranquillità pari a quella vissuta durante i nostri escape tropicali, ma per fissare il tempo e, soprattutto, lo spazio, vero main topic dell’architettura, così da evitare l’eterno scontro tra questi due sommi concetti.

Non è però solo in architettura e nell’interior design che possiamo trovare reminiscenze di questo movimento ma anche nella moda e nell’arte.

Come curiosità, dobbiamo inoltre citare ‘Transtropicalia’ ; un festival dove diverse realtà artistiche e nuove discipline di creazione convergono che si tiene in un segreto luogo nella città di Alicante, in Spagna, nel quale viene reso omaggio a questa cultura alternativa attraverso artisti locali.

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