Icona di stile: Steve McQueen

Terence Steve McQueen, nato a Beech Grove in Indiana il 24 Marzo 1930: la sua notorietà a livello mondiale è dovuta alla carriera di attore, ma è stato anche un ottimo pilota d’auto e moto.

Segnato da un’infanzia difficile e abbandonato dal padre giovanissimo, ha vissuto una vita squilibrata, con una dolorosa esperienza di diciotto mesi nel riformatorio governativo California Junior Boys Republic of Chino. Uscito da lì, si trasferisce a New York, dove comincia la sua vita per le strade d’America, seguita da un periodo di tre anni di vita militare per il corpo dei Marines. Nel 1950 torna on the road lavorando nei campi più disparati e vivendo nel Greenwich Village di New York.

Non molto tempo dopo, su consiglio della fidanzata Neile Adams, tenta la carriera d’attore, frequentando la Neighborhood Playhouse per due anni. Alterna la recitazione ad un’altra grande passione nella quale vanta un discreto successo: le corse motociclistiche. Steve McQueen si sposa nel 1956 con Neile Adams, dalla quale ha due figli, Chad e Terry Leslie, trasferitosi a Los Angeles viene scritturato per alcuni film iniziando a farsi conoscere, e grazie al successo televisivo si trasforma in una vera star, impersonando Josh Randall nella serie “Wanted: Dead or Alive“. Il ribelle Steve viene spesso intollerato dai registi, ma la sua fama, il suo carisma e il suo stile lo fanno diventare idolo di generazioni. “I magnifici sette” e “Sacro e profano” lo lanciano a livello internazionale e “Per favore non toccate le palline“, “Amante di guerra“, “L’inferno per gli eroi” e “La grande fuga” lo portano alla consacrazione. Più tardi recita in “Cincinnati Kid“, “Il caso Thomas Crown“, “Bulllitt“, “L’ultimo bruscadero“, “Getaway!” (dove conosce e successivamente sposa  l’attrice Ali MacGraw) e “Papillon“. Nella seconda metà degli anni ’70 Steve McQueen entra in una fase di declino e la sua ultima apparizione cinematografica è nel 1980 in “Il cacciatore di taglie“.

Oltre che al talento come attore, McQueen possedeva un’innata passione per le corse motociclistiche e automobilistiche: infatti, in moltissime scene dei suoi film, egli appare senza l’utilizzo di controfigure, come ne “La grande fuga“. L’attore considerò più di una volta la possibilità di lasciare il cinema per dedicarsi alle corse e alla sua morte la sua collezione comprendeva oltre 100 modelli di moto, per un valore di diversi milioni di dollari.

Nel 1979 Steve McQueen muore per un mesotelioma, vicino all’ultima moglie Barbara Minty e l’amico Sammy Mason.

Carisma e charme, ma anche sregolatezza e anticonformismo, hanno reso Steve McQueen un grande attore e un vero anti divo hollywoodiano. Modello di vita alternativa e affascinante, icona di stile degli anni ’50, McQueen vestiva spesso in modo sportivo anche lontano dalle gare, con uno stile che mescolava abiti sportivi, maglioni da aviatore con scollo a V, polo e vestiti attillati. Inoltre, amava avere un’immagine da cattivo ragazzo vestendo in denim, indossando stivali biker e i giubbini in pelle.

Soprannominato The King of Cool, il suo stile non è mai stato realmente curato, ma era qualcosa che aveva nel sangue: un mood trasandato che gli fece meritare la prima cover di Harper’s Bazar mai dedicata ad un uomo.

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    1. Before we get to the heavy stuff, let me on a lighter note make mention of the fact that the film makes two contributions to a concept I’ll call the Hitchcockian Planfuck. Here’s the first: Karl (Yaphet Kotto), one of the bank robbers on the team Thomas Crown has assembled, is unable to locate a usable pay phone, in a large bank of them, with which to call in to Crown for the last set of instructions before the heist.
      http://crazyaboutmoviesblog.blogspot.com/

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