Mi sembra di vedere una nuova febbre fashion in giro: dapprima, la sensazione che il mio guardaroba “understated” di cui vado fiera sia troppo “understated”, poi la necessità ideale di accaparrarmi quanti più capi di sfilata possibile (cosa che, ovviamente, non mi posso permettere) e quanto più riconoscibili, tanto meglio, in barba agli insegnamenti di mia madre che non si comprano i capi di sfilata perché troppo legati alla stagione, col rischio di essere additata come quella che indossa Prada 2011. Mia madre è una dei miei fashion guru ed è quella che mi ha insegnato tutto sull’eleganza, ma su questo fronte abbiamo due opinioni differenti, il che mi ha portato ad interrogarmi se questa mia voglia di avere qualcosa di identificabile ed identificativo allo stesso tempo non sia invece influenzata dalle passerelle P/E 2014.

Effettivamente, riflettendoci su, mi sono venuti alla mente il canto del cigno di Marc Jacobs per Louis Vuitton, che ha fatto sfilare Edie Campbell completamente nuda, se non per i graffiti “Louis Vuitton” dipinti a mano da Stephen Sprouse, l’autocelebrazione dei 25 anni d’attività da parte di Donna Karan, con pezzi interamente ricoperti dal suo logo DKNY, così popolare negli anni ’90, i guanti e il trench di Alexander Wang con il suo nome e i già cult zaini Chanel.

Quindi, è ufficiale, il logo è tornato! Una rapida ricerca mi ha permesso infatti di individuarne le ragioni: i promotori del movimento sono quegli stilisti come Wang e il duo Carol Lim - Humberto Leon di Kenzo che sono, appunto, cresciuti negli anni ’90, quando era cool essere associati a un brand e “la moda era veramente divertente, ironica e non così seria”, dice Wang.

Il logo promuove appartenenza, ed è nella natura umana voler essere parte di un club. In più, ha un’indispensabile funzione di marketing: non tutti potranno permettersi una borsa Celine, ma potranno più facilmente comprare una t-shirt da 250-300 euro. Il mio primo approccio all’alta moda, per esempio, è stato con l‘anello di Yves Saint Laurent, con una spesa abbastanza accessibile mi sono subito sentita molto “adulta”.

Personalmente, non credo sposerò la tendenza, ma ho subito il fascino della felpa con la tigre Kenzo, con quel logo così in evidenza. Sono più per un lusso non gridato, e mi attira l’idea che ciò che indosso possa, dall’occhio allenato, essere ricollegato ad un determinato brand (qui forse aiuta l’acquisto di “capi iconici”, che rappresentano lo stile della maison e vengono riproposti con qualche modifica nel corso delle stagioni, ma questa è un’altra storia).

Ora sta voi: avete notato questo ritorno del logo, o lo vedo solo io? Vi piace un ritorno agli anni ’90 o stavate meglio con il minimalismo di Celine o Jil Sander? Avete capiti visibilmente firmati o preferite un guardaroba sobrio? Attendo di leggere tutte le opinioni di favorevoli e contrari!

Anna

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  1. Not really, but subtle associations are nice. And I like that idea of what comes with the brand, quality, beauty etc. It’s a good thing that people know i appreciate those factors

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