Annoiato, eccentrico, malinconico, raffinato e trasgressivo: il dandy.

Movimento culturale e di costume nato in Inghilterra nel diciannovesimo secolo: George Brian Brummel ne è il precursore a Londra, dove disegna i propri vestiti inventando taglio, modelli ed accessori tra i più stravaganti, diventando il dandy e la figura più emblematica maggiormente nota in quegli anni. Conosciuto come Beau Brummel, il bello, fu lui a dettare moda in Inghilterra, con il suo stile unico caratterizzato da frac blu, candide camice, lunghi pantaloni color crema ed una maniacale cura nei confronti del nodo della cravatta. Straordinario interprete di questa tendenza, il dandismo non si esaurirà qui, ma si diffonderà presto anche in Francia, in particolare a Parigi, dove avviene una differenziazione tra i generi e una sempre più intensa sensibilità verso i dettagli. Movimento che coinvolgerà circoli esclusivi e personaggi in vista, accumulati dalla passione per i colori accesi, la cura e l’abilità nell’accostare tonalità e palette di colori.

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Lord George Brian Brummel

Il termine indica una persona intellettuale e distaccata dalla realtà, che cura in particolar modo il proprio stile, il buon gusto e le buone maniere. Amanti di tutto quanto è démodé e coperto da un velo di malinconia, ma anche simboleggiato da un tipo di trasgressione che unisce cura nel vestire e preferenze sessuali. Androginia che in alcuni casi li poneva al di sopra delle parti, impegnati nell’arte del vestire e dell’apparire. Esibizionismo, ma non solo, il dandismo è un fenomeno complesso e ricco di contraddizioni, dietro la superficialità si nasconde l’essenza, dietro la mondanità c’è un senso di solitudine.

Il dandy, oltre che nel comportamento, si esprime curando l’aspetto delle mani che devono essere lisce e pallide, tant’è che dorme con guanti di pelle grassa di vitello. Conosce ricette di oli e profumi atti alla cura del corpo. Per quanto riguarda l’abbigliamento, indossa abiti molto aderenti, o al contrario, molto ampi, stile che li vedrà definiti Guepe, ovvero vespe. Verso il 1840 si forma e manifesta un codice etico specifico del vero dandy, dove non pagare il sarto diventa un principio alla moda, poiché il sarto, dicevano loro, ne guadagna in pubblicità. In quel periodo conobbe buona diffusione il bastone da passeggio, concepito come accessorio, personalizzato con pomello in avorio.

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Ritratto di un Dandy, Giovanni Boldini

Altri grandi esponenti ed entusiasti assertori del dandismo furono Oscar Wilde, Jean Cocteau, Charles Baudelaire e Gabriele D’Annunzio. Il primo rappresenta il periodo della Decadenza, fastoso, rivoluzionario ed eccentrico, ben rappresentato nel suo celebre romanzo Il ritratto di Dorian Gray. Cocteau presenta un dandy più discreto, rappresentativo del periodo successivo alle guerre mondiali, mentre Baudelaire contamina il dandismo con l’intrinseco romanticismo francese, indossando abiti neri, panciotti e larghi papillon scuri. Infine D’Annunzio, maggior esponente del dandismo italiano, personaggio che amava sfogare il proprio estro creativo anche circondandosi di oggetti preziosi, deliziato dal lusso, dagli averi e dalla ricerca di una propria identità intellettuale.

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Oscar Wilde

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 Il bagno della casa di Gabriele D’Annunzio

Barthes ha scritto “la moda ha ucciso il dandy”, ed è in parte vero nel caso in cui s’intenda la moda come fashion system e produzione seriale, ma, nell’uomo contemporaneo, il dandismo ha acquisito un altro significato che ruota attorno al giocare con la moda e alla ricerca del dettaglio per distinguersi. Il culto del dandy continua ad affascinare, prototipo di uno stile di vita alla ricerca di gusto ed eleganza.

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  1. adoro gli occhialini del ritratto di Boldrini: voi che siete così “avanti”, sapreste indicarmi dove trovarne di simili? Grazie Cristina

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