Il blue-jeans: pantalone con taglio cinque tasche, tre frontali e due posteriori, queste ultime applicate.

Da divisa dei lavoratori a simbolo di libertà, ribellione ed avventura. I jeans hanno conquistato un posto d’onore nel guardaroba maschile di tutto il mondo, diventando un capo universale che prescinde da ruoli ed età. Il pantalone per eccellenza del tempo libero e dello spirito casual.

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La storia

La storia dei jeans è piuttosto antica: intorno al 1500 con il termine blue jeans si indicava un particolare tipo di telone di colore blu utilizzato sulle navi per vele e per coprire merci. Tessuto ruvido, particolarmente resistente alle intemperie che veniva fabbricato nella città francese di Nimes, da qui la parola denim (de Nimes) ed utilizzato dai marinai genovesi, infatti, la parola Jean significa blu di Genova.

Dal 1850 circa il termine jeans iniziò ad essere utilizzato per identificare non solo il tessuto, ma anche il modello di pantaloni. La leggenda vuole che Morris Levis Strauss, mercante bavarese trasferitosi in California, avesse venduto quasi tutta la sua mercanzia prima di sbarcare a terra e gli fossero rimasti solo dei teli da tenda;  quando un cercatore d’oro gli chiese di vendergli dei pantaloni, il commerciante poté farglieli fabbricare solo con quel telo da tenda che gli era rimasto, che era di colore khaki. Non molti anni più tardi, nel 1873, l’US Patent and Trademark Office (l’ufficio americano dei brevetti) rilasciò l’autorizzazione a produrre in esclusiva pantaloni di cotone robusto tenuti insieme, oltre che dai punti del cucito tradizionale, anche da rivetti metallici. Praticamente si trattava di ampi e pesanti pantaloni. Il socio di Levis Strauss era Jacob David Youphes, il quale ebbe l’idea di rinforzare le cuciture con rivetti di rame, tutto venne brevettato e si iniziarono a produrre i pantaloni che sarebbero presto diventati la divisa degli operai della ferrovia transamericana, dei minatori e dei cowboys. Alla fine dell’800 fa la sua prima entrata in scena il patch in cuoio, ovvero l’etichetta con due cavalli, posta sul retro dei pantaloni, che riporta le indicazioni della taglia e del modello, oltre a un marchio che raffigura due cavalli che cercano di strappare un paio di jeans. L’impuntura a doppio arco, caratteristica delle tasche posteriori, venne introdotta negli stessi anni, ma registrata solo nel 1942.

Agli inizi del ‘900 altre due aziende diventate poi molto famose iniziarono a produrre pantaloni simili: Lee e Wrangler. Il pantalone in jeans approda in Europa nel dopoguerra, portato dalle armate americane vincitrici; i primi stabilimenti si insediarono in Belgio, come quelli di Blue Bell, Lee ed ovviamente Levis. Con il cinema americano degli anni ’50 i jeans entrano nei guardaroba di tutto il mondo. Il jeans, soprattutto grazie ai divi del cinema e della musica, diventa simbolo di ribellione e libertà ed i sessantottini lo scelgono come uniforme: James Dean, Marlon Brando, Bob Dylan ne fecero la loro divisa. Alla fine degli anni ’70 i brand lo trasformano in un capo d’abbigliamento elegante e indossato da tutti, senza distinzioni politiche o sociali, diventando così un oggetto cult.

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Il denim

Tessuto in cotone che può contenere una percentuale di lycra per donargli elasticità, esso viene tinto quando è ancora filo, ovvero prima della tessitura, e sua particolarità è l’ordito colorato, mentre la trama resta in filato grezzo cardato, da qui l’effetto bicolore. Per ottenere la tintura blu viene utilizzato l’indaco, oggi prodotto sinteticamente, il colore si depone solo all’esterno dei fili, con un processo di bagno e ossidazione che lascia bianco, ovvero naturale, l’interno dei fili: per questo il denim scolora nel tempo. Il suo caratteristico effetto usato rappresenta in molti casi un valore aggiunto al jeans, generalmente apprezzato dagli amanti del vintage. Non appena confezionato, il jeans è molto rigido, mentre in seguito al primo lavaggio il tessuto reagisce stringendosi e ammorbidendosi, così che molti brand ormai propongono jeans già lavati e trattati, come i rinsed. Le tipologie di lavaggio sono molteplici, da qui nascono i jeans bleached, chiari grazie all’aggiunta di cloro al primo lavaggio, i tie-blanched con chiazze irregolari, famosi gli stone-washed, ai quali il lavaggio con pietre pomici dona un aspetto usurato.

Trend e mode si sono susseguiti nel tempo: jeans aderenti su fianchi e cosce ma larghissimi sui polpacci chiamati a zampa d’elefante, o al contrario morbidi sui fianchi ma aderenti sui polpacci come quelli alla cavallerizza, oppure interamente aderenti, detti skinny, e così via.

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  1. Gran bel post; conoscevo la storia (addirittura era presente nel libro di antologia che avevo alle scuole medie!), ma non tutti questi gustosi dettagli. Quindi il primissimo jeans in assoluto era khaki: come e perchè si passò al blu?
    Riguardo l’attuale “momento” del jeans maschile, devo purtroppo constatare l’assenza di modelli skinny a vita regolare di denim integro e dalla colorazione uniforme. Ecco, io personalmente trovo che un outfit composto da una derby marrone, jeans moderatamente chiari, camicia bianca, cravatta e blazer blu siano l’accostamento migliore in assoluto per un giovane. Però se s’inseriscono jeans strappati e/o scoloriti tutto va a farsi benedire :(
    Voi cosa ne pensate?

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